domenica, 20 aprile 2008
No, non è una roba sul virtuale e/o mondi virtuali e/o sesso virtuale (?) qualsiasi cosa questo significhi.
Virtual PC, che si può scaricare aggratis dal link precedente, è una roba che può essere anche utile direi. Per esempio, non volete impestarvi la vostra sudata installazione di lavoro con tutta quella serie di gadget e/o giochini e inutilities che però ogni tanto fan piacere? Voilà, uno si fa un pc virtuale dove installa un nuovo sistema operativo, simile in tutti i dettagli al pc vero ma che funziona con un suo disco fisso e nella sua finestra, dove mettere tutte le puttanat oops accessori che vi pare lasciando l'installazione principale pulita.
Ci vuole ovviamente un sistema operativo da installare nel pc virtuale, quindi tenere a portata di mano il cd necessario.
Io me ne sono fatti due, uno con il glorioso Windows 2000 (con anche ZoneAlarm, chi se lo ricorda?) da dedicare a giochini e torrent, un altro con UBUNTU 7.2 per provare l'ebrezza di Linux.
Ora l'ho installato, poi ho lanciato il Linux update e ora sta scaricando la bellezza di 211 aggiornamenti. Niente da dire, Windows e Linux sono sempre più simili... ora ci vuole solo che arrivi in fondo e mi chieda di riavviare :-)
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mercoledì, 16 aprile 2008
L'ultimo viaggio di Danila
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mercoledì 16 aprile 2008

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Il battello attraccò lentamente al molo dell'isola. Danila venne sbattuta per terra con vigore. Era bendata, aveva le mani legate e sentiva un terribile dolore al bacino, che la infastidiva. I suoi aguzzini erano tre, dall'aspetto terribile, probabilmente di origine meridionale. Il luogo gli sembrava abbastanza familiare, nonostante fosse completamente deserto. In lontananza si intravvedeva una grossa mongolfiera legata ad un palo e le giungeva un rumore di macchinari in movimento. Entrarono. L'interno era buio, non si sentiva nulla. Venne spinta da uno dei suoi aguzzini. Danila era terrorizzata. Nascosti nella scarpa destra c'erano i lapislazzuli. Fortunatamente le scarpe le aveva ancora... Le aveva ricevute in regalo da Alberto, per Natale. Improvvisamente si udì uno sparo. I suoi carcerieri tentarono di difendersi, ma Ruggero Velasquez riuscì ad annientarli. 'Ti avevo detto che i lapislazzuli possono causare dei guai' - disse. Ruggero Velasquez era l'uomo che le aveva raccontato la leggenda con i lapislazzuli narrata dagli indigeni. Non la liberò affatto e inaspettatamente le fece un'iniezione sul braccio. Si svegliò in un letto. Sentiva uno strano odore di muffa. Sotto le coperte era nuda e aveva un foglio sotto un piede. Qualcosa le ricordò le parole di Ruggero Velasquez: 'Ognuno è fesso a modo suo', e ciò avrebbe dovuto aprirle gli occhi. A quel punto, telefonò a casa e si addormentò. Fece sogni che normalmente non ricordava mai, come se quella serie di avvenimenti le avessero liberato la mente. Fu svegliata da una mano sulla sua spalla. Era l'hostess. 'Siamo quasi arrivati, può iniziare preparare le sue cose' - disse. Era stato solo un sogno, ma forse le sarebbe piaciuto viverlo veramente. Preparò i pochi bagagli a mano che aveva portato in cabina, controllò i documenti e si preparò a scendere. All'uscita dell'aeroporto, un uomo le tese la mano: 'Sono Ruggero Velasquez', disse. Buona permanenza.
postato da: LivioCiccione alle ore 20:36 | Permalink | commenti (3)
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